Toponomastica dell’Anima

I titoli dei lavori tentano di rintracciano una traccia invisibile delle ragioni della psiche e, in particolar modo, delle espressioni interiori. Rileggendoli emerge una toponomastica storica dell’anima.

ALCHIMIA

L’opera alchemica dell’Arte è un arduo e lungo cammino, che penetra all’interno dell’uomo, nella sua struttura profonda, labirintica, dove si celano i suoi dinamismi e le forze archetipiche che li producono. Il fine di Alchimia è rigenerare le energie, rendere l’anima armonica che spinge in alto.

AURORA

Amare significa in Aurora voler creare una distanza dal dissidio fondamentale che separa l’essenza interiore dell’uomo dalla sua esperienza. L’Arte qui cerca di trovare quel terreno d’intesa – nei toni di colore e nella tecnica – che possa permettere di risolvere l’insopportabile divorzio.

ANTITESI

Rendere esplicito, chiaro, fisicamente presente il tema o il filo conduttore della mia arte. Lo spingere contemporaneamente nei due sensi. Ripercorrere maestri e tecniche del passato e vivere la forza patetica della sintesi nella costruzione reale del quadro. 

AZZURRO SILENZIO

 

CATTIVO INFINITO

Il tempo sembra aver corroso la pittura di questo lavoro ma, invece, nei mutamenti del dipinto, il corpo è sempre stato lo stesso ma nello stesso tempo è sempre stato diverso. Ha mantenuto cioè intatto nella successione degli sguardi dei diversi osservatori il canto della durata dell’arte che – nella mia ricerca creativa – “da quello che non ha”. Infatti, il lavoro non racchiude in sé qualcosa di definibile, circoscritto dall’artista, ma rinvia al di là di sé, in una zona del tutto indeterminata. È l’altro, non l’artista, a scorgere nella pennellata una sempre inedita piega interna desiderabile per la psiche propria.

Il pensiero greco mette al centro il concetto di limite e quello correlato di finitezza: in questi c’è senso e ragione, mentre nei loro opposti – l’illimitatezza e l’infinito – c’è follia e irrazionalità, dismisura, caos. Hegel parla del cattivo infinito in più luoghi della sua opera.  In particolare, in una lunga Nota della Scienza della logica, dove mette sotto accusa l’alta opinione che si suole avere del progresso all’infinito: “questo continuo sorpassare il limite, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso”. Sarebbe meglio quindi non guardare a questo tipo di infinito come ad un oggetto sublime o di culto, laddove di fronte ad esso, semmai, “il pensiero soccombe, si finisce colla caduta e le vertigini”, generate dalla “noia della ripetizione”

COLLISIONE

Qui il corpo della pittura indietreggia dal reale al mondo di sotto. Squarci di lembi di garza infatti lasciano scoperti di rado toni e pennellate autentiche. Segno e tonalità svuotati, privi di corposità, che affermano la presenza tramite la velatura di ciò che precedentemente era pieno, illusoriamente cancellato e di cui rimane una vaga memoria. Con un dito si può ancora seguire il rilievo poetico di ciò che è appartenuto a questi blocchi geometrici di mondi, tra toni caldi e freddi, che sono andati in collisione l’uno con l’altro. Quasi per dire che nel mondo di sopra è tutto rotto. Siamo tutti rotti. Medicati di continuo è stato rimosso il paesaggio interiore a noi familiare. Ci vuole un pensiero ingiusto per far vivere qui l’arte e al contempo ridestarci – come con uno schiaffo di verità – da questa inerzia superficiale e impalpabile del quotidiano agire.

EFFLUVIO

Il dritto e il rovescio. Apparentemente potrebbe essere il movimento del battere della pioggia in una finestra. Dietro la rappresentazione informale però vorrebbe emergere la domanda di senso riguardo piuttosto le tracce del destino dell’uomo. In particolare, le linee verticali scavate nel colore, fondati su questo nostro mondo d’intenzioni nell’agire la vita che beffardamente viene reinterpretata in ogni istante alla luce dell’assurdo che domina la nostra esistenza – così come inteso da Camu – cioè in assenza di senso. Un perpetuo confronto tra l’uomo e l’oscurità come puntellati uno contro l’altro, senza riuscire ad abbracciarsi. Con un ossimoro potrebbero definirsi divergenze parallele.

ENANTIODROMIA 

Enantiodromia. il gioco degli opposti nel divenire, cioè la concezione secondo la quale tutto ciò che esiste passa nel suo opposto. E dalle cose che differiscono si genera l’armonia più bella: ha scoperto Eraclito.

EPOPTEIA

La ruota dell’esistenza gira e mostra la parte pubblica e la parte privata. Serve guardare “al di sopra” per ricostruire l’identità dopo uno shock pandemico. Il dettaglio è importante. Il dettaglio è nemico di qualsiasi ideologia. Chi sta entrando in maniera pervasiva nelle nostre vite?

GIOIA

L’Arte dell’Assurdo è in Gioia un processo d’individuazione. Sensazioni, emozioni e intuizioni amplificate, dove può integrarsi il pensiero con l’immaginazione, la razionalità con la sensibilità, la volontà con l’amore. Un campo di creatività indeterminato e indefinito che dovrebbe portare alla dimensione della pura intensità di un mondo interiore molto vasto, cioè artistico.

GROUNDZERO

È finito tutto oppure non è cominciato? In questo universo chiuso dentro di sé, in cui l’alba della coscienza si ritrae un istante e la gamma delle esperienze viene restituita al silenzio, la mente si fa simile a una notte senza stelle. Non abbiamo tracce e il tempo e lo spazio appaiono sospesi. Il nucleo centrale di luce – costruito da foglie d’oro – si rifiuta di lasciarsi incasellare in un movimento dinamico. Il monocromo Terra di Siena Bruciata, generosamente spatolato, fa da cornice allo squarcio improvviso per liberare il proprio io, così che il nostro sguardo possa fluire in un altrove.

HIKIKOMOKI 

Ci siamo dovuti fermare. Tutti quanti. In meno di 100 giorni, in tutto il mondo, migliaia di persone sono morte per il Coronavirus e metà popolazione mondiale è stata costretta a restare a casa, in isolamento, per mesi e mesi, a causa della pandemia. Davanti questa tela mi sono reso conto di non poter documentare con l’arte lo sterminio di intere fasce generazionali e lo stato d’animo complesso nel vivere la quarantena. Alla fine ho dovuto inventare un nuovo modo di rappresentare il non rappresentabile. Se si uniscono tutti i colori, il risultato è bianco. Quindi questo quadro bianco che ci acceca vuole essere davvero la totalità di tutti i colori. Potrei arrivare a sostenere che vuole essere la totalità della vita, lì davanti a te in questo momento chiusi a casa. Ma questo lavoro forse ci sta chiedendo anche, lascia che ci sia luce dentro di te, prova a vedere oltre. E naturalmente, come si sa, lasciare che ci sia luce significa anche voglia di giustizia, voglia di verità. 

HIMMA

HIMMA osserva le immagini dell’anima scoprendo come stanno lavorando nel cuore in maniera silenziosa.

IMAGO

La pittura in Imago potrebbe evaporare in un solo istante. Assume la sua funzione solo e proprio grazie alla sua proprietà anamorfica. Un’increspatura, una frattura del dettaglio, la distorsione della luce allo specchio è ciò che fa del quadro un quadro sia per l’osservatore che per lo stesso pittore. L’occhio interiore preso, catturato, aspirato dallo sguardo e portato nel quadro vede ciò che manca al campo visivo della raffigurazione per essere sé stesso. Al contempo, fino a quando uno sguardo non si specchia di qualcosa non gli si può offrire una stoffa, un abito, una forma di colori e di segni significanti. Quest’inciampo segreto di ciascuno di noi nell’opera è il corpo frammentato del quadro che si compatta e sovverte radicalmente le coordinate del suo significato, della sua non-forma che però non potrà mai coincidere con l’osservatore, né col pittore, rispetto ai quali sarà sempre in difetto. In sostanza si produce uno scarto a livello di corpo emotivo individuale rispetto all’immagine data. I residui di scarti rilasciati dagli sguardi che hanno transitato fanno sorgere, però, in modo retroattivo – è questo il punto decisivo – sedimenti della funzione pittorica nel suo divenire.

INDICE DI RESA CROMATICA

La capacità di una sorgente di restituire fedelmente i colori di un oggetto Illuminato.

LARI

Lari è l’ominide che dovrebbe saper guardare l’indefinibile abisso che si genera tra il contenuto che ciascuno tenta di dare alla propria esistenza e la realtà che non riuscirà mai a colmare le intenzioni. L’acciaio e il bianco titano raccontano uno spazio senza tempo, mentre il bordeaux del profilo richiama i colori primitivi ricavati dall’uomo. Lo stile infine vorrebbe essere quello della pittura rupestre.

L’ALBERO OLTREMARE

La venatura visibile nel legno è composta di tracce lasciate dalla stessa crescita e articolazione dell’albero. Su questo primo piano di antichi eventi si accompagna lo sfondo come nuovo evento appartenente al medesimo ordine. Il fluido d’energia viva che emerge irregolare dalle fessure della corteccia si muove dalla terra al mare e poi più in là della conoscenza. La centralità della tensione verso l’oltremare, un luogo che non esiste. La Natura, l’Uomo e l’Universo partecipano parimenti all’essenza del tutto che qualsiasi direzione prenda prima o poi gira verso oltremare.

L’UOMO DELLA SABBIA 

Limitati da una croce centrale, una successione di riquadri della memoria di sé che inseguono la pittura come attraversamento di forme, colori e luce cangiante nei pigmenti delle tonalità del deserto. Nel buco del reale lo specchio incorpora il gioco dello sguardo d’intima estraneità tra corpo, Io e Altro, e il linguaggio si fa pulsionale. La profondità insondabile del soggetto intesse il demone tentatore che non finisce nell’estensione della coscienza. In un circolo di individuazione luce e ombra, dentro-fuori-sotto-sopra, come in una trappola.

MARRAKECH SOUK

Un labirinto di segni e specchi che scalfiscono le campiture e s’aggrovigliano istintivi come ineffabili spazi di libertà che esprimono tensioni, inquietudini, armonie, equilibri, squilibri. Una pittura che opera “per via di levare” tracciando solchi sul colore, scavando sulla superficie, asportando materia. È una pittura che usa il fuoco, quasi un rimando ai primordi dell’encausto, per incidere un racconto senza trama che vorrebbe instaurare con l’emozione dell’osservatore un dialogo di luce, dove riflettere il senso di ciò che sentiamo, ciò che desideriamo.

MASCHERE DELIRANTI

Il soggetto e la tecnica rivelano l’urgenza di catturare uno stato d’animo del quotidiano. Che individuo è quello dei nostri giorni e che “civiltà” è questa che ci troviamo a vivere? Qui finisce il pensiero. Sono i materiali e la stesura del colore che impongono l’espressione interiore. Il bianco pennellato, scavato, bruciato come materia viva e sofferente. Visi e sguardi alla deriva da una parte. Forse c’è un domani, così come nel buon auspicio dell’Occhio di Horus già inciso nello specchio.

METAMORFOSI

L’alchimia e l’espressività artistica condividono il principio di purificazione e trasformazione che consente a tutti di viaggiare oltre il mondo visibile. L’artista, come l’alchimista, ha il potere di distillare i suoi comportamenti, separare le sensazioni, bruciare i residui che lo legano al mondo materiale, al fine di essere in grado di generare segni e colori significativi.

MOBY DICK

Il segno e le cromie delle superfici di questa tela sono come una scia di “liquido biologico” in cui si trasmette la necessità di toccare, respirare, vivere le tracce mnemoniche del gesto della pittura. Una trama fittissima e stratificata di confini smantellati d’identità monocromatiche in cui intrecciare i fili della narrativa del mondo con l’ignoto e la speranza.

MODI’

La Bellezza in Modì vorrebbe esalta la diversità. E la diversità è il tempio dell’Arte. La sola bellezza che libera lo spirito creativo è quella che sa attendere che la propria opera e la vita maturino, sicura dei propri limiti e della propria fine.

NATURA VIVA

L’Io affonda le proprie origini nel corpo. L’unità psicofisica, la sintonia tra il corpo e la mente è ciò che permette il dispiegarsi nel mondo in maniera autentica, senza finzioni, senza scissioni tra i nostri desideri e le richieste che provengono dall’esterno.
Lo specchio fa vedere diversamente ciò che esorbita dai nostri limiti spazio-temporali. È quindi paragonabile alla nostra immaginazione, alla nostra mente, alla nostra anima. La traccia di luce deve aiutare a rischiarare la commistione inestricabile di identità e alterità che ci caratterizza.

OCELLO

 

OSMOSI INVERSA

La pittura si fa corpo.
Di fronte al dipinto come di fronte al quesito: come l’Arte ti fa trovare ciò che vi si cerca. Forse una spiegazione coerente e non fissurata del mondo. Sicuramente la palpitazione di agire uno stato fisico e mentale in libertà che, tuttavia, non è il frutto di coloro che hanno omesso di rivelare lo stesso movimento….
l’arte è la chiave per aprire un lucchetto. Un lucchetto che non si aprirà mai, è chiaro.

PERCEZIONE OTTICA

Questo lavoro è in gran parte composto da un’unica sfumatura di indaco, conosciuto come il colore della notte, mescolato a varie gradazioni di bianco. Sulla tela fluttuano due presenze principali di colore blu-bianco che – uno di fronte all’altra – appaiono appena oltre i limiti della materialità e della rappresentazione concreta. Queste 2 immagini si muovono tra stati liquidi e gassosi rispetto alla figura posta di spalle in primo piano, grazie ad una pennellata meno nebbiosa e apparentemente solida. Il dipinto sembra suggerire che l’artista ha due occhi, uno per guardare la realtà e l’altro per vedere le cose nascoste. La riflessione sui movimenti della psiche fuori fuoco devono poter capovolgere lo sguardo nelle sue priorità per cambiare la percezione dei fatti e talvolta liberarci delle gabbie.

PETROLIO

“Petrolio” ri-nasce da materiali di riuso come doghe in legno e lembi di stoffa/garza sverniciate da un top di un tavolo-pasticceria anni ’50. Le doghe intrecciate a forza sono state collocate in ambiente esterno invernale per oltre tre mesi, al fine di attenuarne la tensione. Quindi, sono stati incollati i pezzi strappati di lembi di stoffa/garza fino a ricoprire l’intera area artistica. Successivamente colmata ogni crepa del collage. Infine, stesa la vernice lavagna magnetica sull’intera superficie. Foglie d’oro centrali.

SYNÉCHEIN

Il paradosso delle nozze tra il linguaggio e l’inconscio. Una forma fluida della mia vita pulsionale si fa colore e luce e infine segno, ma anche rappresentazione irriducibile per ciascuno: la vergine e il bambino nel modello sacro. La voce verbale del titolo a rafforzare l’avvolgere/condurre/far-vivere per dire che ci sostiene e ci fa vivere.

RI@USO

Supporti di doghe in polietilene dismesse, recuperate e igienizzati, per poi ricollocare in nuova veste come lego per giochi per l’infanzia.

ROSSOROMA

Tutte le incertezze del mutamento nel tempo e la tragedia della perdita associata al passato, nella rovina trovano un’espressione coerente e unificata.

SINESTESIA

Tradurre le emozioni più intime col gioco di corpi e segni nella semplicità di questa mia astrazione monocroma, vuole essere in Sinestesia spunto tra le ricerche visuali e gestaltiche che, nel suo agire con infinite soluzioni di un’arte basica e essenziale, deforma la realtà apparente delle cose, guardandola attraverso la lente del racconto interiore.  

SPLEEN

Un pensiero profondo è in continuo divenire. Si sposa alle esperienze di una vita. L’uno viene integrato da quello successivo. Correggendo, riafferrando, contraddicendosi. Immersa nell’attuale epoca di spaesamento e incertezza che l’umanità sta vivendo, la donna di Spleen corrisponde eloquentemente alla gamma degli stati emotivi vissuti in quello che si potrebbe descrivere come spazio domestico divenuto fragile navicella alla deriva del nulla cosmico.

SISIFO

Sisifo qui si scopre per quello che è, maschera persino. La pennellata visibile, con effetti a macchia, il materico costruito da semi antiossidanti di melograno e lo stile informale vogliono suggerire l’idea della inafferrabile vitalità di mente e cuore di fronte all’annientamento dell’agire che giunge ai propri confini.

TERRITORI STABILI

La forza strutturale del lavoro qui sta nel rappresentare il soggetto informale nel quale far affiorare il mondo interiore. Le linee e i segni si muovono innanzitutto in riferimento alla brillantezza delle foglie d’oro che vengono usate per riparare la tela bruciata e trasmettere circolarità allo sguardo. Escludere questi punti di fuga ci ingabbierebbe in uno spazio costipato. La bassa saturazione dei colori – in contrappunto con la purezza della tonalità delle foglie d’oro – rende infatti la scena interiore in generale molto carica. Queste aperture di luce permettono comunque all’osservatore di circolare dentro-fuori, e agire un movimento liberatorio che si iscrive verso un altrove. Con l‘intensità delle foglie d’oro, i toni caldi dal basso che emergono in primo piano e i toni freddi della parte sovrastante percepita più distante, si costruisce la profondità del quadro e, quindi, per parallelismo del nostro inconscio.

UNIVERSO

3 elementi distinguibili nel lavoro: – lo sfondo: un tono di viola fortemente saturato, come misura di purezza e intensità dello spazio che aspira a concedere serenità ed elevazione allo sguardo; – in primo piano, in alto, foglie d’oro che celano architetture megalitiche; – in basso: un piano terreno nel suo progredire arrugginirsi. Segni dominanti che le parole non possono attraversare, e che – come un fiammifero – possono accendere inaspettatamente nel buio l’impresa di vivere.

VENDITORE DI PALLONCINI

Non sappiamo cosa ci riserva la vita in “Venditore di Palloncini”, così semplicemente nudi, in volo tra paure, speranze e desideri nutriamo il sogno e il suo legame con il mondo interiore. Per spalancarci – da queste altezze vertiginose – all’anima, unico luogo primitivo in cui noi siamo tutto, indifferenziati per colmare il fossato tra paesaggio mentale e paesaggio naturale, tra costruzione e sensazione. Un contrappunto, più che un vero contrasto, fra la trama bianca del cielo e il nero della limatura di ferro dei palloncini che la limita… qualcosa che arricchisce l’immagine e che al contempo le toglie ogni funzione naturalistica.