Studio sullo Scarabocchio omaggio a Nato Frascà

“Ho scelto,  e scelgo ancora, di esplorare andando verso quella radura sacra, quel centro di individuazione del Sé, quel luogo dal quale veniamo” Nato Frascà

L’imponente lavoro di ricerca si sistematizza dal lato teorico in ciò che Frascà definisce Psiconologia, cioè Psicologia dell’icona (“studio e decodificazione delle icone o immagini prodotte dall’anima o dal Profondo”); dal lato metodologico con la pratica dello Scarabocchio degli adulti, che costituisce un passaggio tra i più impegnativi che in Accademia gli allievi affrontano nel suo corso.
E’ proprio a partire dalla propria incessante interrogazione e dagli eventi viscerali vissuti alla ricerca del proprio segno, che Frascà ha spinto i suoi allievi ad un viaggio analogamente interrogativo e senza rete alla ricerca del segno ‘proprio’ in quanto unico e originale, nella propria libera e autentica espressione, cioè alla ricerca del proprio sé.

Serie Haptic (cioè tattile, invece di Optic, cioè visiva)
Qui di seguito un lavoro di ricerca personale sugli scarabocchi condotto nell’ambito del workshop “Il lato oscuro dei segni”.
Media grafite secca sulla quale il palmo della mano e le dita esercitano pressioni e provocano sfregamenti che lasciano tracce nel foglio sottostante (Fogli di carta formato cm 50×70, tipo Kraft, grammatura pesante ed una grafite 6B). 
E’ una serie di disegni “ad occhi chiusi” per ribadire il primato del tatto sulla vista. Serve per sentire lo spazio sperimentando il luogo “tattilmente” cioè attraverso un’altra gerarchia sensoriale che, appunto, non ha la vista al primo posto. Pertanto, non proiettando qualcosa su ciò che si ha di fronte.